TRENO DELLA MEMORIA.

Dal 2016 il Coordinamento Torino Pride collabora e partecipa attivamente all’iniziativa Treno della Memoria che dedica uno dei viaggi ai temi LGBT (lesbici, gay, bisessuali e transessuali).

L’Omocausto viene comunemente definito come “sterminio dimenticato” perché la storia non ha ancora fatto giustizia rispetto a tutte quelle violenze perpetrate a danno degli omosessuali. Purtroppo questa dolorosa pagina non ha avuto peso nella trasformazione delle coscienze avvenuta in Europa e, per questo, si è ritenuto necessario che un progetto come il Treno della Memoria – che ha come obiettivo primario la formazione di giovani cittadini attivi e consapevoli – riprendesse in mano questa pagina di storia per costruire una nuova consapevolezza. Un viaggio che consentirà però non solo di ripercorrere la storia dello sterminio “dimenticato”ma anche di affrontare le drammatiche discriminazioni di oggi: infatti Praga, Cracovia e Budapest sono luoghi dove ancora oggi non è facile per le persone omosessuali vivere la propria condizione.

I numeri

Nel 2018 il Treno della Memoria porterà circa 3.000 passeggeri fra studenti e privati cittadini da tutto il territorio nazionale e in particolare da Lombardia, Trentino, Piemonte, Puglia e Sicilia. Il Treno LGBT partirà il 19 febbraio.

30.000 ragazzi fino a oggi, grazie a questo progetto, hanno potuto visitare i campi di Auschwitz e Birkenau14 regioni, 20 province e 100 comuni hanno lavorato con il Treno della Memoria.

175 è il numero del paragrafo per cui migliaia e migliaia di persone omosessuali nella Germania nazista subirono arresti, punizioni, deportazioni nei campi di concentramento. Il paragrafo 175 era un articolo del codice penale tedesco risalente al 1871 che recitava “La fornicazione contro natura, cioè tra persone di sesso maschile ovvero tra esseri umani ed animali, è punita con la reclusione; può essere emessa anche una sentenza di interdizione dai diritti civili.” Nel 1935, con l’ascesa al potere dei nazisti, venne inasprito, prevedendo una punizione per qualsiasi “atto osceno” tra due uomini, incluse anche le “fantasie omosessuali”. Le pene vennero inoltre raddoppiate, passando da 10 anni di carcere. Dopo la sconfitta della Germania nella seconda guerra mondiale, il paragrafo non venne abrogato. Ritornato alla vecchia versione nella Germania Est di influenza sovietica, per poi essere ulteriormente ridimensionato nel 1968 e abolito nel 1988, rimarrà in vigore nella Germania Ovest fino al 1994, per scomparire definitivamente con la riunificazione delle due Germanie. Nel 2000 il governo tedesco chiese pubblicamente scusa agli omosessuali per quanto subito a causa del paragrafo 175.

1936 è l’anno del triangolo rosa. Già dal 1933 iniziarono le prime deportazioni di persone omosessuali nei campi di concentramento che presto verranno contraddistinte con un triangolo rosa. Venne istituito un vero e proprio reparto per combattere l’omosessualità. Una volta raccolte le liste rosa“, le persone venivano identificate e punite. A esserne vittima sarà anche Ernst Röhm, rivale della sinistra nazista di Hitler notoriamente omosessuale. Hitler arrivò a parlare apertamente di “congiura omosessuale”, minaccia per le fondamenta dell’Impero tedesco.

100.000 è il numero di persone arrestate per violazione del paragrafo 175 in Germania dal 1933 al 1945. Un numero di persone – stimabile fra 10.000 15.000  fu internato nei campi di concentramento.

Morirono tra le 6.000 e le 9.000 persone.

5 è il numero di lesbiche deportate di cui si ha esplicita notizia. In realtà le donne omosessuali che finirono nei campi di concentramento furono molte di più. L’omosessualità femminile non veniva punita dal Paragrafo 175 in quanto la donna era già considerata inferiore all’uomo. Marchiate con il triangolo nero, categoria degli “asociali” – con l’aggravante essere lesbica – subirono anch’esse tentativi di rieducazione, esperimenti, violenze sessuali e/o furono costrette a prostituirsi. Nel campo di Flossenburg le detenute lesbiche furono costrette a offrirsi ai gerarchi nazisti in un bordello apposito. Anche le associazioni per donne omosessuali e i bar e i locali per donne gay dovettero affrontare la persecuzione nazista e la relativa chiusura.

90 è il numero intorno a cui si aggirano le condanne al confino per omosessualità tra il 1936 e il 1939 nell’Italia fascista. Seppur l’omosessualità non fosse esplicitamente punita dal codice penale italiano, diverse decine di omosessuali vennero allontanate dalla vita comune e inviate sulle isole Tremiti o a Ustica. Per molti altri gay invece vennero adottate punizioni corporali, ammonizioni e/o licenziamenti dai pubblici uffici.