Tutte le notizie relative a fatti, eventi e le cose più importanti legate al movimento Lgbtqi torinese e non.

 

​In occasione della Giornata Internazionale per la lotta all’AIDS ritorna Oltre il Binario in collaborazione con il Coordinamento Torino PrideGLBT e il Teatro Espace per proporvi una serata di spettacolo e musica:h. 19.30 – Aperitivo preparato dalla Mensa Popolare MangiAsti di via Perosa 32A – Torino

h. 20.30 – “LA CENA PER FAR(MI) CONOSCERE” – Primo, secondo, contorno, dessert e . . . in vino veritas!
Spettacolo Teatrale scritto da Lorenzo Beatrice, diretto e interpretato da Cristina Robasto e Lorenzo Beatrice.
Ludovica ed Eugenio, fidanzati da quattro anni, si ritrovano come ogni sera a cena insieme: questa però si rivelerà per entrambi una cena indimenticabile… Niente musica e niente effetti speciali, ovvero una scena essenziale farà da cornice alla rinascita di questa giovane coppia…h. 21.30 – “LADIES&GENTLEMEN” in concerto, che con la prorompente Saturnia Galattica, la Lady cantante queer performer e le meravigliose musiche dei Gentlemen, si mettono in scena varie e suggestive emozioni attraverso il richiamo di canzoni famose rivisitate per l’occasione.
I Ladies&Gentlemen scelgono così di affrontare quei grandi temi che coinvolgono in prima persona la società moderna: una società che sta perdendo l’arte di amare, una società che vuole imporre un modello unico di amore, una società che non è in grado di valorizzare ed accogliere ogni singola persona.
Loro sono:
Saturnia Galattica: voce e performance,
Maurizio (O Cangaceiro) Corcelli: cajon e percussioni
Giovanni Nappi: basso
Giorgio Confalonieri: chitarra e voce
Federico Confalonieri: pianoforte e congiuntivi.

Biglietto: 8 euro compreso aperitivo (parte dell’incasso sarà destinato alla Mensa popolare MangiAsti)
info e prenotazioniprenotazioniespace@gmail.com

Dal 26 novembre al 10 dicembre nel foyer del Teatro Espace e presso la libreria Nora Book&Coffee sarà esposta una selezione di manifesti della mostra STOPAIDS – KEEP THE PROMISE – Venticinque anni di campagne sociali in seicento manifesti.

Si ringrazia: il MAURICE GLBTQ, la libreria NORA BOOK&COFFEE, la LILA Piemonte e la Circoscrizione 7della Città di Torino

La prima coppia omosessuale unita civilmente a Torino

Anche Sergio Chiamparino e Chiara Appendino al lancio del libro

Orietta Bertiprotagonista della campagna #vietatoarrendersi a sostegno del progetto

27 ottobre – ore21.00

Torino, Circolo dei Lettori

(via Bogino 9, Palazzo Graneri de la Roche)

presentazione del libro

“Franco e Gianni 14 Luglio 1964”

(Echos sedizioni)

Con gli autori Roberta Fontana e Stefano Peiretti, intervengono

Chiara Appendino, sindaca di Torino

Alessandro Battaglia, coordinatore Torino Pride,

Sergio Chiamparino, presidente Regione Piemonte

Giovanni Minerba, presidente Lovers Film Festival

Magda Zanoni, senatrice

Introduce e modera Letizia Tortello

a cura del Coordinamento Torino Pride

con il patrocinio di Regione Piemonte, Città di Torino e Città di None

La storia e il libro:

Il racconto di una delle coppie gay più longeve della storia. Franco e Gianni hanno raggiunto le 52 primavere insieme vivendo il loro rapporto senza diritti, ma, in fondo con qualcosa in più rispetto a tanti altri: la dignità. Lottando per ottenere ciò che desideravano, essere cittadini di serie A, loro che sono sempre stati comunque una famiglia. Un percorso che ha inizio nel lontano 1964, nella Torino bene, in una calda sera d’estate a casa di amici. A quei tempi, ancor più che oggi, la vita per gli omosessuali non era affatto facile. Non c’erano ritrovi, locali o discoteche e nell’ambito gay ci si incontrava prevalentemente nelle case di amici. Due ragazzi giovani, con una gran voglia di vivere e il mondo davanti. Franco e Gianni si incontrano, si frequentano e si innamorano. Il quotidiano però non si rivela così semplice come entrambi vorrebbero.Franco e Gianni si incontrano, si frequentano e si innamorano. Il quotidiano però non si rivela così semplice come entrambi vorrebbero. Franco e Gianni hanno deciso di fare coming out in anni difficili e non hanno mai finto davanti al mondo, si sono sempre mantenuti veri, puri, sinceri. Anni lunghi i loro, in attesa di una svolta. Dovranno tuttavia attendere il terzo millennio per vedere alcuni cambiamenti importanti e incisivi. Franco ora è partito per un lungo viaggio, questa volta senza il suo amato Gianni che resta a vivere una nuova vita, continuando a lottare.

Coordinamento Torino Pride GLBT www.torinopride.it – ufficiostampa@torinopride.it

Ufficio Stampa Torino Pride: con.testi + 39 011 5096036 +39 347 7726482

Omosessuali uccisi, rinchiusi illegalmente in centri di prigionia e torturati.

Il Russian LGBT Network e All Out stanno collaborando per raccogliere i fondi necessari per mettere al sicuro questi uomini.

 

Milano – 12 aprile, 2017 – Questa settimana i giornali hanno pubblicato ulteriori dettagli sull’uccisione, la detenzione illegale e la tortura di omosessuali attualmente in corso in Cecenia. Diverse fonti indicano irrefutabilmente che le persecuzioni di massa di omosessuali nella Repubblica russa sono in atto sin dalla fine di febbraio. Almeno un centro di detenzione illegale si trova ad Argun, non lontano da Grozny. Siamo a conoscenza di almeno 3 casi in cui gli arrestati sono stati uccisi.

 

Il quotidiano russo Novaya Gazeta, dove lavorava la giornalista Anna Politkovskaya prima di essere uccisa, ha trovato le prove dell’implicazione delle autorità ufficiali. L’obiettivo dell’operazione, dichiara il giornale, è “la purga completa in Cecenia di uomini con un orientamento sessuale non tradizionale.”

 

IlRussian LGBT Network ha organizzato un Piano d’emergenza per evacuare gli omosessuali ceceni che rischiano di essere catturati o che sono sopravvissuti alle detenzioni di massa e, in collaborazione con il movimento per i diritti LGBTAll Out, ha lanciato una campagna per raccogliere i fondi necessari a mettere in salvo questi uomini.

 

“Per noi, la cosa più importante in questo momento è evacuare il maggior numero di persone possibile e salvare vite umane. Il nostro team sta facendo anche l’impossibile per raggiungere questo risultato. Inoltre, vogliamo che la Russia intervenga per impedire queste uccisioni e svolgere un’indagine adeguata. Non è più giustificabile restare in silenzio quando delle persone sono state sequestrate, torturate e uccise,” ha dichiarato Svetlana Zakharova, Responsabile comunicazione del Russian LGBT Network.

 

“Quello che sta accadendo in Cecenia è una vergogna,” ha affermato Matt Beard, Direttore esecutivo di All Out. “La nostra priorità è di aiutare a mettere in salvo il maggior numero possibile di persone, prima che sia troppo tardi.” “Inoltre, insieme a oltre 70.000 membri di All Out che hanno firmato lapetizione del Russian LGBT Network, esortiamo le autorità della Federazione russa a svolgere un’indagine immediata su questi crimini atroci e ad assicurare alla giustizia tutti i responsabili dell’arresto, della tortura e dell’uccisione di omosessuali in Cecenia.”

 

Il sito internet della campagna di finanziamento collettivo è disponibile qui: allout.org/chechnya

 

Scopri di più su All Out – allout.org
In 71 paesi, essere gay è illegale; in 10 paesi, può costarti la vita. All Out sta costruendo un mondo dove nessuno dovrà sacrificare la propria famiglia, libertà, sicurezza o dignità a causa della sua identità o di quella della persona che ama.

 

Scopri di più sul Russian LGBT Network –lgbtnet.org
Fondato ad aprile 2006, il Russian LGBT Network è un’organizzazione per i diritti umani non governativa e interregionale che promuove l’uguaglianza dei diritti e il rispetto della dignità umana, a prescindere
dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. Riuniamo e organizziamo iniziative regionali, gruppi di pressione (a livello nazionale e internazionale) e forniamo servizi sociali e legali.

32° LOVERS FILM FESTIVAL

Torino LGBTQI Visions

Anteprima regionale

in collaborazione con Far East Film Festival

Close-Knit

di Naoko Ogigami

(Giappone, 2017, 127’)

Cinema Massimo – Sala 1

26 aprile 2017 – 20.30

Il 32° Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Visions (Torino 15/20 giugno 2017), diretto da Irene Dionisio e presieduto da Giovanni Minerba, presenta in anteprima regionale, il 26 aprile alle 20.30, al Cinema Massimo – Sala 1, il film Close-Knit (versione in lingua originale sottotitolata in italiano), della regista giapponeseNaoko Ogigami. L’evento si svolge in collaborazione con il Far East Film Festival di Udine.

Biglietto unico di ingresso a 5 euro. Prevendite dal 18 aprile alle casse e sul sito del Cinema Massimo.

L’opera ha vinto il Premio speciale della Giuria del Teddy Award alla Berlinale 2017, dove era stata selezionata per la sezione Panorama.

Il film

Tomo, undici anni, è spesso da sola in casa perché la madre, single, rientra sovente tardi e ubriaca. Quando la madre si allontana facendo perdere le proprie tracce, Tomo si affida a suo zio, che la prende a vivere con sé e con la sua fidanzata, Rinko.

Al loro primo incontro, Tomo resta esterrefatta nello scoprire che Rinko è una transessuale. Lei, intanto, non solo le prepara da mangiare, ma crea un nuovo ambiente famigliare destinato a venir presto minato da una drammatica frattura.

Come nel suo ultimo film, Rentanenko (2012), la regista giapponese Naoko Ogigami regala un’altra storia sulla ricerca di una via di uscita dalla solitudine. Nel caso di Tomo, la soluzione è una miscela di calore umano, buon cibo e simbolico lavoro a maglia.

Nel film è ritratta una sessualità che sfugge alle regole, un naturale stile di vita. I valori della famiglia non sono definiti in maniera convenzionale ma soltanto dall’amore e dal prendersi cura l’uno dell’altro.

La regista

Naoko Ogigami è nata nella Prefettura di Chiba nel 1972, ha studiato all’Università di Chiba prima di trasferirsi negli Stati Uniti nel 1994, per studiare cinema all’Università della California meridionale. È tornata in Giappone nel 2000. Il suo primo lungometraggio è Barber Yoshino, proiettato nel programma Berlinale Generation nel 2004. Sono seguiti Megane e Rentanenko. Close-Knit è il suo quarto film selezionato alla Berlinale.

Il dibattito

Al termine della proiezione seguirà un dibattito sui temi toccati dal film a cui prenderanno parte: Irene Dionisio – direttrice 32° Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Visions; Porpora Marcasciano – sociologa, presidente onoraria Mit-Movimento Identità Transessuale; Chiara Bertone – professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Presidente del Corso di Laurea in Servizio Sociale presso l’Università del Piemonte Orientale; Christian Ballarin –Coordinamento Torino Pride – Maurice GLBTQ.

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Nei giorni successivi la proiezione Close-Knit – il 28 aprile – verrà chiusa la call per l’iscrizione dei film al 32° Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Visions, lanciata lo scorso 28 marzo.

Il Lovers Film Festival è amministrato dal 2005 dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e si svolge con il patrocinio del MiBACT – Direzione generale Cinema, della Regione Piemonte e del Comune di Torino.

Inaccettabile per il Coordinamento la scelta del sindaco di Favria di non celebrare un’unione fra persone dello stesso sesso

MATRIMONIO GAY – Il Coordinamento Torino Pride contro Ferrino
Inaccettabile per il Coordinamento Torino Pride la decisione del sindaco di Favria di non celebrare un’unione civile fra persone dello stesso sesso. «Gravissima la presa di posizione del sindaco di Favria che, sulla base di pretestuose questioni “di principio” viola in modo palese la legge e i diritti dei suoi concittadini e delle sue cittadine omosessuali e per estensione di tutte e tutti, non solo negandosi alla celebrazione dell’unione civile richiesta da due cittadini del Comune del Canavese ma spingendosi – caso inaudito – a non delegare ad altri la funzione di Ufficiale di Stato Civile».

«Direi che a questo punto – afferma il Coordinatore del Torino Pride, Alessandro Battaglia – sia chiara l’intenzione vessatoria e omofoba del primo cittadino che agendo apertamente contro la legge, tramite una dichiarazione giuntaci tramite agenzia, evidenziando inoltre una certa confusione quando afferma di non voler sfidare la legge. Rimane il dubbio che il sindaco, oltre alle dichiarazioni di principio che – vogliamo ricordarlo – vanno contro i suoi obblighi di legge (se non se la sente di ottemperarvi non ha che da rimettere l’incarico), sia magari in cerca di un po’ di facile visibilità sui media. Il Coordinamento è pronto a qualsiasi azione di protesta e, se del caso, ad agire le vie legali per la tutela dei diritti dei cittadini coinvolti».

Sono state rinnovate ieri le cariche del Coordinamento Torino Pride. Il nuovo consiglio direttivo, vede per la maggiore riconferme degli uscenti, ai quali è «stata rinnovata all’unanimità la fiducia», dicono dal Coordinamento.

 
I membri del consiglio direttivo sono adesso Alessandro Battaglia come coordinatore, Maurizio Gelatti nel ruolo di segretario, Simona Vlaic come tesoriera, Silvano Bertalot, Massimo Florio, Massimo Lanzafame, Luca Minici, Elena Trussoni, Giziana Vetrano come consiglieri.
Le intenzioni che il nuovo consiglio direttivo ha manifestato sono quelle di una continuità con il lavoro svolto fino ad ora, «Con il fine di difendere i diritti delle persone LGBT e combattere ogni forma di discriminazione».

Oltre al rinnovo del direttivo, il Coordinamento ha votato positivamente per l’ingresso in seno alla propria organizzazione del COOGEN, il Coordinamento dei genitori della Città di Torino, e di GECO, genitori e figli per i diritti LGBT.

IMPORTANTISSIMO

Domani sera, 13 giugno, alle 18, in Piazza Palazzo di Città, manifestiamo tutte e tutti insieme il dolore e l’indignazione di Torino di fronte all’orrendo massacro di Orlando

Non mancate!!

Facciamo sentire la nostra voce in uno stato dove non c’è ancora una legge contro l’omotransfobia!!

Vi aspettiamo!!!!

Due le piste: terrorismo o atto omofobo. È strage più grave della storia degli Usa

Omar Mateen, 29 anni, guardia giurata, aveva una pistola e un fucile mitragliatore d’assalto. Fbi indaga su terrorismo islamico, ma per il padre sarebbe stato arrabiato per un bacio tra gay. Rivendicazione dell’Is. Obama: “Un atto di terrore e un atto di odio”

di AGNESE ANANASSO, PIERA MATTEUCCI, ALESSIO SGHERZA

ORLANDO (Florida) – È entrato in un locale gay di Orlando e ha aperto il fuoco, uccidendo almeno 50 persone e ferendone altre 53, un bilancio che fa di quella odierna la peggior strage compiuta con armi da fuoco (e quindi esclusi gli attentati con bombe o l’11 settembre) nella storia degli Stati Uniti. Dietro la quale non si sa ancora con certezza se ci sia un gesto omofobo di una persona evidentemente instabile o un atto terroristico. 


E un’altra notizia – arrivata dall’altra parte degli States – nutre il timore che si possa trattare di un atto coordinato: un uomo è stato arrestato a Santa Monica, in California, diretto al Gay Pride di Los Angeles con un arsenale nella sua auto, tra cui alcuni fucili d’assalto ed esplosivi. Le indagini sono ancora in corso, ma il sindaco Garcetti esclude un collegamento.

Teatro della strage di Orlando è stato il nightclub Pulse. Il responsabile è stato identificato come Omar Mateen, guardia giurata, anno di nascita 1986, americano ma figlio di genitori afgani. In quanto guardia, l’uomo aveva due licenze per portare armi, una di categoria D – destinata ai privati che svolgono funzione di security officer – e l’altra di categoria G. O riginario della città Port St. Lucie, in Florida, Mateen è entrato nella notte nel locale, armato di una pistola e di un fucile mitragliatore d’assalto, e ha aperto il fuoco sulle persone che stavano ballando.

Dopo essersi barricato all’interno del locale e aver trattenuto numerosi ostaggi per ore, l’assalitore è stato ucciso dopo uno scontro a fuoco con gli agenti.

“Non è ancora stato accertato se la sparatoria al club gay di Orlando è un crimine di odio o un atto terroristico”, sottolinea l’Fbi, che indaga su possibili legami tra Mateen e lo Stato Islamico. Una fonte della polizia ha raccontato alla Nbc che il killer avrebbe chiamato il 911 prima della strage giurando fedeltà al Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi. E l’Fbi anche in passato aveva sospettato legami del killer con l’estremismo islamico, ma le indagini non avevano portato a nulla. Mateen fu interrogato due volte, sia nel 2013 che nel 2014.

Dal web arriva uprima rivendicazione dello Stato Islamico attraverso uno dei canali utilizzati dal Califfato, l’Amaq news agency, che definisce Mateen “un nostro combattente”. I simpatizzanti dell’Is celebrano sul web la sparatoria di Orlando come “il miglior regalo per il Ramadan”. I jihadisti, riferisce il sito di monitoraggio delle attività terroristiche Site, lodano il killer: “Possa Allah accogliere l’eroe che lo ha fatto e ispirare altri a fare lo stesso”. Un altro utente, come riporta il sito di monitoraggio Memri Jttm, ha postato le foto di Mateen commentando: “Questo è l’eroe che ha ucciso 25 crociati pervertiti in un nightclub, possa Allah accettarlo tra i suoi martiri”.

Ma dall’ambito familiare le testimonianze contrastano con l’ipotesi della radicalizzazione di un cittadino nato e cresciuto negli Usa. L’ex moglie parla di un uomo “poco religioso”, mentre il padre, Seddique Mateen – di cui pure i media riportano posizioni pro Talebani – poche ore dopo la strage ha detto che un bacio tra due gay potrebbe essere la molla che ha fatto scattare la rabbia: “Il movente religioso non c’entra nulla, ha visto due gay che si baciavano a Miami un paio di mesi fa ed era molto arrabbiato. Siamo scioccati come il resto dell’America”.

Fuori dalla discoteca, poco prima della notizia della morte dell’aggressore, era stata sentita una forte esplosione da un reporter di una tv locale mentre era in diretta. Il giornalista ha parlato di un ordigno fatto brillare dalla polizia che, infatti, era arrivata sul luogo dell’attacco con i cani anti-bomba. E la notizia è stata confermata dalla polizia che ha poi precisato che l’assalitore aveva un fucile, una pistola e un ordigno esplosivo addosso.

Un secondo possibile ordigno era nell’auto dell’uomo.Agenti dell’Fbi e della polizia locale hanno circondato la casa del killer a Fort Pierce, nella contea di St. Lucie in Florida, e hanno cercato esplosivo, prima di procedere alla perquisizione.

Il presidente Barack Obama  è stato informato della tragedia e ha espresso la sua vicinanza alle famiglie delle vittime, ha offerto tutto il supporto possibile del governo e chiesto di essere costantemente informato. Il governatore della Florida, Rick Scott, ha dichiarato lo stato di emergenza. Il presidente poi ha parlato al Paese alle 13.30: “Sappiano abbastanza per dire che si tratta di un atto di terrore e un atto di odio”. Ma ha confermato che si sta ancora cercando di ricostruire dinamica e movente della strage.

“Nessun atto di terrore o di odio cambierà chi siamo come americani”, ha detto ancora Obama. “Il massacro mostra come è facile per gli americani essere uccisi a scuola, in chiese, nei cinema o nei nightclub. Questa strage è un ulteriore richiamo a come sia facile per qualcuno entrare in possesso di un’arma. Dobbiamo decidere se questo è il tipo di Paese che vogliamo essere”, ha aggiunto.

BLOG RAMPINI / LA STRAGE PORTA VOTI A TRUMP?

E la strage entra ovviamente nella campagna elettorale per la Casa Bianca. La candidata democratica Hillary Clinton ha scritto su Twitter: “Mi sono svegliata con la devastante notizia della Florida. In attesa di ulteriori informazioni, i miei pensieri vanno alle persone colpite da questo orribile atto”.

Meno pacato il commento di Donald Trump, che sposa già la teoria del terrorismo come se fosse stata confermata: “Apprezzo le congratulazioni per aver avuto ragione sul terrorismo radicale islamico – ha scritto anche lui su Twitter – ma non voglio congratulazioni, voglio durezza e vigilanza. obbiamo essere svegli”

Le testimonianze. “Ero lì. Un uomo ha aperto il fuoco intorno alle 2 di notte. La gente sulla pista da ballo e il bar si è buttata a terra e alcuni di noi che erano vicino al bar e alla uscita sono riusciti a raggiungere l’esterno”, ha scritto un uomo, Ricardo J.Negron Almodovar su Twitter raccontando l’accaduto. “Siamo corsi fuori. Io sono sano e salvo a casa. Spero che anche gli altri stiano bene”.

Stando al racconto di Negron, c’erano più di 100 persone all’interno del locale. “Ho solo sentito gli spari, è stato meno di un minuto, ma sembrava di più”, ha detto. “C’è stata una breve pausa e abbiamo solo corso. Tutti stavano faccia a terra. Io avevo qualcuno sopra di me. Proprio non ho visto (se c’erano una o più persone). Posso solo dire che il club era pieno, c’erano oltre 100 persone”.

“Ci ha preso, è qui con noi”. E’ il testo dell’ultimo messaggio che Eddie Justice, 30 anni, che si trovava all’interno della discoteca di Orlando, ha mandato a sua madre Mina. Poi il silenzio. Lo riporta il Mail online con le foto dei messaggi sullo smartphone della donna che si è precipitata davanti alla discoteca per avere informazioni e chiedere aiuto. Il ragazzo aveva scritto in precedenza di chiamare la polizia e essersi rifugiato nel bagno. Poi “Lui sta arrivando”. “Mamma ti amo”, ha scritto ancora, “sto per morire”.

La peggiore sparatoria della storia americana. Ancora sangue quindi negli Stati Uniti causati dalle armi da fuoco, appena un giorno dopo l’uccisione – sempre a Orlando – della cantante Christina Grimmie. Pochi giorni fa a Los Angeles uno studente ha ucciso un professore all’interno dell’Università di Ucla e poi si è tolto la vita. Ma quella del Pulse di Orlando è la peggiore strage con le armi della storia degli Stati Uniti.

Solo quest’anno, se ne sono registrate 132 (con 156 morti). Prima di Orlando, la sparatoria più grave è accaduta il 22 aprile scorso nel contado di Pike nello Stato di Ohio, dove otto membri di una stessa famiglia sono morti in una sparatoria per motivi ancora sconosciuti. Il 20 febbraio, sei persone, tra cui un bambino di otto anni, hanno perso la vita nella città di Kalamazoo, nel Michigan. Nel 2015, secondo i dati registrati dal sito internet Shootingtracker, nel 2015 si sono verificate 372 sparatorie e 367 morti, quasi uno al giorno.

IO NON DISCRIMINO, Presentazione progetto di Legge Regionale:

“NORME DI ATTUAZIONE DELLE PARITA’ DI TRATTAMENTO E DEL DIVIETO DI OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE NELLE MATERIE DI COMPETENZA REGIONALE”.

Giovedì 7 luglio h. 17.00

“Sala Antico Macello” via Matteo Pescatore 7 – TORINO

Relazione:

Anna Serafini, senatrice PD

Interventi:

Carla Castagna, componente associazioni per i diritti delle persone disabili

Andrea Fino, Coordinamento Torino Pride LGBT

Aurelio Mancuso, presidente Equality Italia, rete trasversale per i diritti civili

Giuliana Manica, consigliera regionale PD

Anna Rossomando, deputato PD Commissione Giustizia

Nando Sigismondi, presidente Auser Piemonte

Claudio Vercelli, Istituto di studi storici “G. Salvemini”

Giuseppe Vitiello, responsabile Coordinamento medico-legale INPS Piemonte

Conclusioni:

Mercedes Bresso, Presidente Gruppo Uniti per Bresso e Presidente Comitato delle Regioni dell’Unione Europea

a cura del Gruppo Consiliare Uniti per Bresso

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