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IL COORDINAMENTO SULLA GPA (gestazione per altri)

on 30 Settembre 2016.

Questa la posizione unitaria del Coordinamento Torino Pride sulla questione sollevata nei giorni scorsi da alcune esponenti della Comunità LGBT italiana.

"L'appello contro la regolamentazione della GPA (gestazione per altri) esprime, in maniera quasi violenta, la presunzione di sapere, sempre e comunque, cosa le donne desiderino e come vogliano definirsi.
I firmatari e le firmatarie di questo appello dimenticano proprio quelle donne che dicono di voler difendere. Si arrogano in diritto di dare il nome di “madre” a donne che non desiderano essere definite in questo modo in relazione alla gestazione per altri, del tutto dimentichi del fatto che la maternità o la paternità non siano categorie meramente biologiche – essendo madri e padri donne e uomini che amano, crescono ed accudiscono i figli - si ergono a giudici di pratiche e relazioni che ignorano totalmente, non considerando tra l'altro la realtà di bambini, uomini e donne coinvolti in questi percorsi. Percorsi di vita reale, non immaginaria o accademica.

Propongono, nella più bizzarra delle ipotesi, di non regolamentare la pratica e abolire le leggi che lo fanno, quando l'unico modo per prevenire eventuali soprusi e di tutelare tutte le parti in causa, l’unica strada per evitare la mercificazione di donne e bambini, è proprio la conoscenza e la regolamentazione di questa pratica. Costoro piuttosto che su leggi eque preferiscono che gli Stati si basino sul “buon senso”: niente di più mutevole e soggettivo.

E' doloroso constatare quanto i firmatari e le firmatarie di questo appello siano avulsi dalla realtà e distanti dall'obiettivo di tutela che affermano di perseguire, apparendo piuttosto persi nell'ennesima campagna tesa a proibire più che a conoscere e regolare.

Le femministe firmatarie di questo appello in un colpo solo affossano l'autodeterminazione delle donne e il libero arbitrio. Le madri adottive, in quanto non madri partorienti, secondo la loro teoria non sono madri legali. Tale assunto ci porta drammaticamente indietro ad anni che nessuno vorrebbe rivivere. Sostenendo la tesi che è madre legale colei che partorisce, si dovrebbe riaprire il dibattito sul tema della liceitàdi partorire e non riconoscere il bambino? Pratica che oggi è consentita su tutto il territorio nazionale e auspicabile per prevenire casi di abbandono neonatale.
Si spera vivamente che nel dibattito che si aprirà, in seguito all'appello, si ritrovi la ragione e si abbandonino le ideologie di comodo utili solo all’esposizione mediatica di qualche politico dalla carriera appannata.

lgbt torino