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Il primo Pride online!

L’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia Covid19 impone un ripensamento delle modalità di svolgimento delle manifestazioni pubbliche come i Pride. Non muta, al contrario, l’urgenza della rivendicazione del riconoscimento dell’eguaglianza nei diritti di ogni persona.

La quarantena forzata ci ha mostrato, ancora una volta, che le diseguaglianze sono troppe e troppo marcate e che il faticoso cammino verso il raggiungimento dell’uguaglianza non solo è colmo di ostacoli, ma rischia di divenire ulteriormente più ripido dopo questa emergenza. Solo la sicurezza del riconoscimento e della garanzia dell’eguaglianza di ogni persona nell’esercizio e nel godimento dei diritti può metterci al riparo da tale rischio.

La sicurezza dei diritti che ci proteggono e rendono liberi/e ogni giorno, anche durante le emergenze, in ogni ambito della nostra esistenza.

La sicurezza di essere come siamo e come ci sentiamo di essere. Corpi e affetti, pratiche e desideri plurali e autodeterminati, che sfuggono alle definizioni e chiedono riconoscimento e tutela delle proprie differenze, secondo la libertà alla piena espressione e realizzazione di sé.

La sicurezza dei diritti: l’uguaglianza nei diritti è l’unica sicurezza di cui abbiamo bisogno.

Le intimidazioni e le aggressioni, fisiche o virtuali, di stampo fascista cui abbiamo assistito in questi anni sono intollerabili. Troppe organizzazioni di ispirazione dichiaratamente fascista e contro le libertà personali veicolano indisturbate linguaggi e pensieri di matrice discriminatoria nei confronti di fasce sociali esposte come i migranti, le persone LGBTQI+ e le donne. Sperimentiamo sempre più spesso nel nostro Paese diverse occasioni di repressione sociale e appiattimento culturale dove si tenta di silenziare le voci fuori dal coro e alcuni quartieri vengono addirittura militarizzati.

Il benessere di ogni persona di fronte alle difficoltà che deriveranno dalla crisi economica e che non dovranno generare una contrapposizione tra diritti personali e vincoli economici e produttivi. La sicurezza dei diritti non può che passare dal riconoscimento del fondamentale diritto universale alla salute e alla sanità pubblica sulla quale è necessario e doveroso investire adeguatamente.

La sicurezza dei diritti dipende inderogabilmente dalla capacità di ripensare il nostro impatto sul clima e sull’ambiente, dai quali dipendono la nostra stessa esistenza e la vulnerabilità di fronte ai virus. È più che mai necessario prendere coscienza dell’emergenza climatica in atto e mettere in campo ogni risorsa utile per una coraggiosa transizione ecologica.

La sicurezza dei diritti per chi non ha una casa o un sostegno abitativo. Nessuno/a può essere lasciato solo/a, né durante questa emergenza, né mai e la risposta ai bisogni e alla rivendicazione di diritti basilari, come la tutela sanitaria o la certezza di trovare un riparato in cui dormire, da parte di chi è più vulnerabile non può essere affidata a strumenti repressivi. Non vi è diritto laddove qualcuno ne è

escluso, non vi è sicurezza laddove i diritti si trasformano in privilegi.

Se i virus rivelano l’inesistenza di confini e barriere, le prospettive politiche attuali, al contrario, sembrano spesso intrise di discriminazioni che su essi affondano le proprie fondamenta. Sta a noi liberarci dai pregiudizi e superare le molteplici frontiere oggettive e soggettive che frammentano le nostre esistenze e ci distraggono dall’universalità dell’orizzonte umano. Un orizzonte entro il quale le lotte per i diritti civili sono strettamente interdipendenti dalle rivendicazioni sociali. È tempo di cominciare a utilizzare il proprio privilegio per depotenziare l’oppressore dei suoi strumenti (un esempio contemporaneo quello della rivolta di Minneapolis, in cui persone bianche proteggono dalle violenze della polizia la comunità afrodiscendente, utilizzando quello che viene definito “white privilege” per generare una vera presa di posizione in merito ad equità ed uguaglianza dei diritti).

Ancora oggi in diversi Paesi d’Europa assistiamo a violazioni dei principi fondamentali alla base della condivisione dello spazio politico europeo. Dalle zone dichiarate “lgbt- free” dal Governo polacco, lo stesso che ha tentato di vietare l’aborto sfruttando l’emergenza sanitaria, all’Ungheria, dove il Premier Orban si accanisce contro le persone transgender e transessuali. Tutto questo in Europa non può essere ammissibile e chiediamo interventi netti da parte delle Istituzioni europee affinché si impedisca e sanzioni ogni forma di violenza e discriminazione.

Anche l’Italia, secondo i dati ILGA e FRA, è ormai da troppi anni vergognosamente vicina a questi Paesi per quanto riguarda la tutela dei diritti LGBTQI+, a dimostrazione che occorre intervenire al più presto e sanare il divario con i Paesi europei più virtuosi.

Sostieni il Pride.

Una piccola donazione per una grande causa! Oggi puoi contribuire al Pride e ottenere un ricordo unico di questa edizione. Le magliette sono disponibili a un contributo minimo di 10€ nei seguenti punti della Città di Torino:

Gli eventi collegati al Pride.

Mostra Manifesti Pride.

Sino a fine mese, Off Topic celebra il Torino Pride 2020 con l’esposizione dei manifesti che hanno accompagnato la manifestazione dal suo esordio, nel 2006. Un salto nel passato che ripercorre ben più di 10 anni di storia e ci accompagna ai giorni nostri nel cammino dei diritti della nostra città!

Rassegna cinematografica LGBTQ+.

In occasione del mese del Pride il portale Streeen (www.streeen.org) propone una rassegna di video firmati dalla coppia di pionieri del cinema LGBTQ+ Giovanni Minerba e Ottavio Mai. I lavori saranno visibili tutti i venerdì di giugno e il 20, verrà proiettato Pride 80, un documento storico, realizzato dal Fuori che testimonia gli albori delle lotte LGBTQ+ in Italia.

La panchina arcobaleno.

Sabato 20 giugno, invece, alle 11.00, in piazza Adriano, l’inaugurazione della Panchina Arcobaleno #PeaceAndPride e degli alberi di Eva e Adamo.

CreativAfrica @Bunker.

II 25 giugno alle 21 al Bunker, la serata tra musica e letteratura per celebrare lo scrittore e attivista Binyavanga Wainaina, nel contesto del festival CreativAfrica.

Tuttaltrastoria City Walking Tour.

Il 26 giugno l’edizione straordinaria del city walking tour Tuttaltrastoria promosso dall’Associazione Quore: una passeggiata arcobaleno alla scoperta di 12 illustri personaggi torinesi: per conoscere vicende inaspettate e storie spesso occultate dalle bibliografie ufficiali e dagli studiosi (18.15, piazza San Carlo. Biglietto: 10 euro. Il ricavato sarà devoluto a TOHOUSING, progetto di accoglienza per persone LGBTQ+ in difficoltà).

Il documento politico del Pride.

Chiediamo maggior interesse e tutela a favore delle persone migranti LGBTQI+, ovvero quei soggetti che fuggono dal loro paese di origine perché perseguitati a causa del loro orientamento sessuale e/o identità di genere. Queste persone vivono una doppia discriminazione, la loro esperienza intersezionale produce esiti complessi a partire dalla prima fase vissuta nei centri di accoglienza, non sempre preparati al tema e che necessitano di maggior formazione.

Chiediamo la riforma della politica applicata in merito ai rifugiati e in particolare la revoca degli accordi tra Italia e Libia in materia di gestione dei flussi migratori e l’abrogazione dei Decreti Sicurezza approvati dal primo governo Conte e tuttora in vigore che complicano il procedimento per ottenere la cittadinanza. Viviamo da troppi mesi gli effetti negativi dello smantellamento progressivo del sistema di accoglienza e integrazione. Chiediamo che le persone migranti, così come ogni persona, vengano trattate e considerate come tali e non come elementi del tessuto produttivo i cui diritti sono subordinati a logiche economiche.

Chiediamo politiche di contrasto al cambiamento climatico nello spirito di quanto rivendicato dal movimento Fridays for Future, nei cui obiettivi ci riconosciamo. Questo si traduce in un impegno maggiore e concreto da parte delle istituzioni locali e nazionali nel prendere provvedimenti di tutela nei confronti del clima e della nostra Terra.

Alla luce dell’emergenza che stiamo attraversando, proponiamo un ripensamento delle priorità strategiche del Paese. La grave crisi sanitaria che ha messo in evidenza la carenza di strutture idonee alla garanzia dei diritti di base, come il diritto alla salute, impone di ripartire dallo sviluppo della persona e di ripensare in quest’ottica gli investimenti futuri. La sicurezza dei diritti è l’unica grande opera necessaria nel nostro Paese, utile per le persone e non dannosa per l’ambiente.

Chiediamo che gli spazi sociali e di fermento culturale vengano protetti e tutelati nell’interesse di chi li vive e dell’intera comunità. Chiudere gli spazi non è mai la soluzione ai problemi di irregolarità specifiche e i metodi di intervento che celano delle “prove di forza” a danno delle persone coinvolte non sono accettabili, nemmeno e soprattutto se possono scatenare reazioni di violenza.

L’Italia si colloca in cima alla lista dei paesi col maggior numero di obiettori di coscienza negli ospedali pubblici; l’aumento dei casi di obiezione, violenza ostetrica e disinformazione generale su pratiche medico/sanitarie rivolte a donne e alle soggettività LGBTQIA+ rende urgente una richiesta di azioni concrete. Chiediamo la difesa di questa legge a tutela della maternità e l’interruzione di gravidanza volontaria dagli attacchi messi in atto dai rigurgiti di cultura primitiva. La legge 194 non deve essere toccata o messa in pericolo dalle visioni oscurantiste che vedono la donna unicamente in uno schema precostituito di moglie e madre, ovvero a procreare perché si deve e per dare “figli alla patria”. Vogliamo consultori in grado di promuovere e tutelare il diritto alla salute di tutte le persone, a prescindere dal loro orientamento sessuale o dall’identità di genere. È altresì necessario il pieno accesso, per tutt*, in gratuità e sicurezza, a tutte le tecniche abortive, farmacologiche e non.

Chiediamo che la nostra regione preveda la gratuità della vaccinazione dell’HPV almeno per le categorie più a rischio come gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, gratuità che è già prevista in altre regioni come la Lombardia per questi gruppi fino a una soglia di età.

Chiediamo la tutela al diritto di corretta in/formazione, sensibilizzazione ed educazione, in particolare in ambiente scolastico. Affinché l’informazione sia libera da censure e non contribuisca alla discriminazione attraverso la formazione di stereotipi, bensì per costruire una società accogliente nei confronti di ciò che è considerato “diverso” e in cui la discriminazione venga condannata, anziché incoraggiata come sta avvenendo su tutti i palcoscenici sociali, mediatici e politici.

Chiediamo l’estensione della legge Mancino – che prevede aggravanti penali per i crimini di «odio per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» – anche ai crimini d’odio commessi con l’intento di denigrare l’orientamento sessuale e l’identità di genere.

Omofobia, lesbofobia e transfobia sono figlie della stessa cultura patriarcale che nutre la violenza degli uomini contro le donne. Chiediamo politiche efficaci di contrasto a questo fenomeno, attraverso strumenti penali, ma soprattutto educativi e culturali, perché la repressione non può bastare. Rivendichiamo la centralità dell’attività dei centri anti-violenza, che vanno adeguatamente finanziati.

Chiediamo la riscrittura completa della legge 164, affinché sia garantito a tutti e tutte il diritto all’autodeterminazione del proprio corpo e della propria identità di genere, anche sui documenti di identità senza obbligo alla demolizione del sesso biologico. La forma attuale della legge contribuisce a esporre le persone Trans a forti discriminazioni nella vita quotidiana e in ambito lavorativo.

Chiediamo di cessare la pratica delle riassegnazioni chirurgiche del sesso dei bambini nati con genitali ambigui (intersex), affinché la persona direttamente coinvolta abbia la possibilità di esprimersi autonomamente, al raggiungimento di un’età in cui abbia la facoltà di esercitare appieno il proprio diritto all’autodeterminazione e sia in grado di dare il proprio consenso informato a eventuali trattamenti.

Chiediamo che le coppie costituite da persone dello stesso sesso abbiano uguale dignità e i medesimi diritti assicurati alle coppie eterosessuali. La legge italiana favorisce, di fatto, un principio antidemocratico e discriminatorio, non garantendo alle coppie omosessuali l’accesso al matrimonio: chiediamo parità di diritti anche su questo piano, parità ormai tutelata in molti paesi d’Europa e non solo.

Chiediamo che le unioni civili, di tipo diverso rispetto al matrimonio, siano accessibili a tutte e tutti i cittadini, e non soltanto alle coppie dello stesso sesso in quanto formazioni sociali specifiche con una regolamentazione dedicata come avviene oggi, affinché sia garantito il diritto di scegliere in libertà da quale istituto giuridico ci si senta meglio rappresentati e tutelati.

Chiediamo che venga garantita la possibilità di adozione di minori da parte di singoli, singole e coppie, indipendentemente dall’orientamento sessuale di chi ne fa richiesta; anche in questo caso, come già avviene in molti paesi europei e non solo. Ci opponiamo a ogni progetto di legge che intenda minare e peggiorare il sistema dell’affidamento dei minori.

Chiediamo l’introduzione di una legge che permetta a ogni genitore di riconoscere alla nascita i propri figli, superando il criterio che garantisce tale prerogativa soltanto al genitore biologico, affinché entrambe le figure genitoriali siano riconosciute e chiamate alla responsabilità della propria prole, vedendo salvaguardata la relazione con i figli. Chiediamo l’adozione piena e legittimante da parte del genitore sociale, anche nei casi di avvenuta separazione della coppia genitoriale. Reputiamo fortemente discriminatoria la continua necessità di deleghe per il genitore non biologico per prendersi cura dei propri figli. Rimane altresì inaccettabile che un genitore divenuto tale in una coppia omosessuale sia costretto ad adottare il proprio figlio sociale attraverso un oneroso percorso in tribunale dall’esito incerto. Reputiamo ancora più ingiusto per i bambini e le bambine il disinteresse dimostrato dallo Stato nel garantire la continuità affettiva e materiale con il genitore non biologico incrinandone non solo la loro fiducia in un’istituzione che li considera essenzialmente “figli di un Dio minore”, ma compromettendone la serenità con il mancato riconoscimento delle famiglie nelle quali crescono.

Chiediamo l’abolizione della Legge 40 e la parità di diritti per tutti e tutte all’accesso alla Procreazione Medicalmente Assistita.

E’ il momento che in Italia si avvii un dibattito laico e informato sulla Gestazione Per Altri (GPA). Non accetteremo più narrazioni parziali o distorte, ma chiediamo un confronto serio sul tema della gestazione per altri, scevro da ogni ideologia e strumentalizzazione. Esigiamo che gli ordini professionali intervengano nelle sedi competenti in caso di notizie false o antiscientifiche. Auspichiamo una regolamentazione del fenomeno al fine di tutelare tutte le parti coinvolte come avviene già in Paesi come USA e Canada.

È necessario avviare una riflessione sulla richiesta di una riforma complessiva del diritto di famiglia, con azioni che relativizzino il concetto dominante della coppia e che facilitino l’emersione di una rivendicazione di rapporti di mutua assistenza tra persone. Chiediamo il riconoscimento e la tutela sul piano giuridico delle forme di convivenza e relazione poliamorosa, che rappresentano una realtà esistente nel seno della comunità LGBTQI+ e non solo. Tale riconoscimento deve mirare sia a garantire l’esercizio di diritti civili da parte dei componenti delle stabili relazioni poliamorose nei confronti dei/lle partner, sia la loro piena dignità sociale quali forme di solidarietà e affetto di tipo familiare.

Chiediamo rispetto, libertà, dignità per lavoratori e lavoratrici, e leggi che non favoriscano la precarizzazione del mercato del lavoro. Rivendichiamo, inoltre, l’affermazione di un welfare universale.

Chiediamo il riconoscimento dei diritti sessuali delle persone disabili e della figura dell’assistente sessuale.

Dopo il riconoscimento del diritto di stilare le Dichiarazioni Anticipate di volontà nei Trattamenti sanitari, chiediamo l’approvazione di una legge che garantisca ai cittadini anche il diritto alla libera scelta per quanto riguarda il fine vita, affinché porre fine ad agonie prolungate e ad accanimento terapeutico diventi una possibilità concreta.

Le persone LGBTQI+ sono ancora in troppi Paesi del mondo discriminate, perseguitate e uccise, dalla Turchia al Brunei, dalla Russia alla Nigeria. Rivendichiamo il rispetto della dignità e dei diritti delle persone LGBTQI+ ovunque vivano, e chiediamo alle istituzioni locali, nazionali ed europee di impegnarsi per la loro promozione, anche rifiutando rapporti politici ed economici con i governi nemici delle libertà e dei diritti fondamentali.